Premi delle lotterie non riscossi, perché non li diamo al non profit?

Premi delle lotterie non riscossi, perché non li diamo al non profit?

21 luglio, 2017

In Gran Bretagna i milioni che i giocatori “dimenticano” di ritirare dopo averli vinti alla lotteria vengono destinati a progetti sociali. Da noi, se li tiene lo Stato. Dal 2010 al 2016, si sarebbero invece potute aiutare le organizzazioni del terzo settore con oltre 350 milioni di euro

Sono 353 milioni di euro i quattrini “dimenticati” dai giocatori di lotto e lotterie dal 2010 a oggi. Soldi che gli italiani hanno vinto, ma non hanno mai riscosso, per i più svariati motivi (perdita del tagliando o vera e propria amnesia). Eh sì: ogni anno milioni di vincite restano nelle casse dei Monopoli, e non solo piccole cifre, ma premi importanti, con un fenomeno che risulta diffuso in tutto il territorio.

Considerando il solo gioco del lotto, dal 2010 al 2016 non sono stati ritirati premi per 344 milioni, circa 49 milioni l’anno. Nel periodo considerato, a fronte di un andamento delle vincite non ritirate sostanzialmente stabile, le vincite del lotto sono passate da 3,1 miliardi a 5 miliardi, a fronte di giocate complessive passate da 6,6 mld a 8 mld. Situazione simile per quanto riguarda le lotterie: dal 2010 al 2015 (per il 2016 c’è tempo ancora qualche giorno, il termine per la riscossione scade il 10 luglio) non sono state ritirate vincite per 9,1 milioni. Anno “smemorato” per i vincitori della lotteria Italia il 2015, con circa 3 milioni di premi abbandonati. Segue il 2011 con 2,7 milioni e il 2013 con 1,7 milioni.

Tutti soldi che l’Erario incamera, trascorsi i tempi utili per la rivendicazione da parte dei vincitori, mentre in altri paesi del mondo non va proprio così: esemplare il caso della Gran Bretagna, dove la National Lottery già dal 1994 destina a fini sociali le somme non riscosse. Si tratta di cifre eccezionalmente importanti: in 23 anni infatti sono stati distribuiti oltre 36 miliardi di sterline ad associazioni non profit dei più svariati settori, ma sono anche stati utilizzati per finanziare le Paralimpiadi del 2012 e i “Prestiti del Millennio”, gli Special Millennium grants che hanno finanziato progetti sociali di singoli cittadini e imprese a cavallo degli anni 2000.

In Italia il tema non è nuovo: correva l’anno 1998 quando per la prima volta Vita lanciò una campagnadiretta all’allora ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, affinché I premi non riscossi delle lotterie nazionali fossero destinati a fini sociali, ma nulla si mosse. Da allora, molte proposte di legge cercarono di trovare un altro sbocco, possibilmente sociale, a questi fondi, finché nel 2005, il sottosegretario all’Economia e Finanze, Manlio Contento, propose di destinarli «all’assistenza e alla cura dei soggetti affetti da ludopatie» oltre che all’educazione ad un approccio «consapevole ed equilibrato» alle scommesse e lotterie. Quanto questa (bella) idea abbia avuto successo, è sotto gli occhi di tutti.

di Gabriella Meroni