NON È UN LAVORO DA “PAGLIACCI”: COME SI DIVENTA CLOWN-DOTTORI

NON È UN LAVORO DA “PAGLIACCI”: COME SI DIVENTA CLOWN-DOTTORI

21 agosto, 2017

Per fare i clown-dottori non è sufficiente fare i pagliacci: ci vuole molto di più. E mentre gli effetti benefici della clownterapia sono abbastanza noti, ciò che è necessario per essere degli efficaci clownterapeuti non lo è altrettanto.

 

Per fare i clown-dottori non è sufficiente fare i pagliacci: ci vuole molto di più. E mentre gli effetti benefici della clownterapia sono abbastanza noti, ciò che è necessario per essere degli efficaci clownterapeuti non lo è altrettanto.

Roberto Flangini, in arte dottor Collina Senz’alberi, clown-dottore, psicologo, formatore e primo Presidente della Federazione Nazionale Clown Dottori (2005 – 2009), ci spiega che «gli effetti fisiologici della clownterapia riguardano la sfera psicosomatica e la sfera endogena e tutto ciò avviene attraverso l’atto comico, quello che tecnicamente si chiama pantomima. Si tratta di scoprire la parte comica innata nella persona, la parte bambina, riscoprirne l’ingenuità. Qualcosa che sembra facile da raggiungere, ma non lo è».

Infatti, più che con le parole il clown-dottore – che lavora in coppia, seguendo lo schema del circo classico dell’“Augusto” e del “Bianco” – offre il proprio intervento attraverso un atto, che è la forma più immediata di comunicazione, presupposto per entrare in empatia: «Per riuscirci vi sono dei tempi comici che vanno rispettati» prosegue «non dobbiamo dimenticare che il lavoro del clown-dottore è prima di tutto un lavoro artistico, che impone un approfondito lavoro su se stessi. È questo aspetto, che va di pari passo con una costante formazione, a garantire la qualità dell’intervento del clown. L’effetto che rimane dopo un buon intervento è una persona rivitalizzata che diventa protagonista della propria malattia».

E, invece, un intervento non adeguato quali conseguenze può lasciare? «Il rischio è quello di creare un disagio alla persona con un conseguente rifiuto ed isolamento. Al centro dell’intervento vi deve sempre essere la tutela del malato e ciò richiede necessariamente una responsabilità e un profondo rispetto dell’altro. Perciò è necessario che l’intervento di clownterapia sia fatto in modo professionale: anche da volontari, purché siano qualificati» incalza Flangini. «Il clown-dottore, è bene chiarirlo, non cura il malato, ma lo aiuta a valorizzare la sua parte sana e ad essere attore positivo nella situazione che sta vivendo. Non è uno psicologo, ma lavora in équipe con medici e psicologi. Inoltre non banalizza mai una situazione, piuttosto la sdrammatizza, che è una cosa ben diversa»: tutte qualità che fanno comprendere che essere clown-dottore non è per tutti.

Trucco pesante e parrucche vanno evitati: «Il clown-dottore usa un trucco espressivo che mira a ingentilire il volto. In ospedale le distanze sono molto ravvicinate e il trucco deve semplicemente mettere in evidenza le rughe di espressione perché il primo contatto, specialmente con i bambini, è di tipo visivo» spiega ancora Flangini. «Gli interventi di clownterapia devono tenere in grande considerazione le leggi della prossemica. Il clown-dottore sa entrare nella bolla della prossemica in punta di piedi, si fa riconoscere e a quel punto prova a entrare in empatia. Non è richiesto di dare delle risposte, ma di mettersi in ascolto dei bisogni inespressi o espressi in modo inconsueto».

Tutto ciò è mediato dal gioco e da tutti quegli strumenti che l’artista ha a disposizione e deve saper padroneggiare: «Le bolle di sapone funzionano sempre» conclude il dottor Collina Senz’alberi «riescono a creare incanto e a far provare al bambino il “soffio magico” che lo rende protagonista. Se poi sono associate alla musica o all’artefatto del suono che si produce al loro scoppio, il bambino si sente speciale». Così l’ansia sparisce, il dolore si attenua e può nascere un sorriso.